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  • 18 febbraio
    ore 21:59

    L’Orso torna in Italia dopo 21 anni, i fratelli Taviani trionfano a Berlino

    Berlino 2012, News Commenti disabilitati su L’Orso torna in Italia dopo 21 anni, i fratelli Taviani trionfano a Berlino

    di Michela Greco / by Cinecittà News

    L’Italia trionfa alla Berlinale, grazie a dei fratelli Taviani, che subito fanno un appello di umanità, il sentimento che è al cuore del loro film. “Speriamo che quando questo film andrà nelle sale, gli spettatori possano dire tornando a casa, a se stessi o agli altri: ‘Anche un detenuto su cui incombe una terribile pena, cioè ‘fine pena mai’, è e resta un uomo”. Il primo a parlare è Paolo Taviani, il più giovane dei due cineasti che hanno già regalato al loro paese una Palma d’Oro a Cannes nel 1977 con Padre padrone. Oggi, a distanza di 21 anni dall’ultimo riconoscimento ricevuto a Berlino da un film tricolore (era il 1991 quando vinse Marco Ferreri con La casa del sorriso), i fratelli Taviani hanno ripreso tra le mani quell’agognato animale dorato, superando l’altro favorito Christian Petzold, che per Barbara si è dovuto “accontentare” del premio per la miglior regia.

    Sono emozionati ma forse non troppo sorpresi, visto che i loro nomi venivano fatti per una possibile vittoria già dai momenti immediatamente successivi alla proiezione ufficiale, appena il terzo giorno di festival. Cesare deve morire, il loro dramma inquadrato tra le pareti del braccio di massima sicurezza del carcere di Rebibbia – quello che accoglie i detenuti per reati di criminalità organizzata – ha messo d’accordo tutti: pubblico e critica, italiana e straniera, e ora anche la giuria presieduta da sir Mike Leigh: “E’ difficile parlare – dice un emozionato Paolo Taviani – Vogliamo ringraziare questa giuria, di cui abbiamo sentito che ha deciso in armonia, e questo non capita sempre: ne siamo felici. Conosciamo tanti dei volti di questi giurati, fanno un cinema che abbiamo amato e amiamo”. I Taviani non ci speravano più in un riconoscimento così importante, anzi nemmeno in un concorso dopo i tanti premi vinti. “Ma questo film è cosi particolare che abbiamo pensato fosse giusto arrivasse al maggior numero possibile di spettatori”.

    In sala ad applaudirli c’era anche Nanni Moretti, che dal 2 marzo distribuirà il film con la sua Sacher. E naturalmente la produttrice Grazia Volpi, da sempre sodale dei fratelli cineasti: “Sono con loro dai tempi di Padre padrone, abbiamo condiviso premi, gioie ed emozioni: vale la pena fare cinema anche se i produttori soffrono”, ha detto commossa. Prodotto da Kaos Cinematografica con Stemal Entertainment, Le Talee, La ribalta-Centro Studi Enrico Maria Salerno in collaborazione con Rai Cinema, Cesare deve morire scruta tra le celle, i corridoi e il teatro dell’istituto di pena romano, in cui i detenuti sono impegnati a mettere in scena il Giulio Cesare di Shakespeare. “Permettetemi di fare i nomi di queste persone – esclama Paolo Taviani dal palco della premiazione – che mentre noi siamo qui tra le luci, la felicità di essere insieme col cinema e l’allegria dei premi, si trovano nella solitudine delle loro celle: spero almeno che ci possano vedere. Grazie a Cosimo, Salvatore, Giovanni, Antonio, Juan Dario, Vittorio e tutti gli altri. Grazie a Shakespeare sono tornati a vivere, per pochi giorni, ma con grande passione”.

    Grande soddisfazione per Rai Cinema, che ha collaborato alla produzione del film. Secondo il presidente Franco ScagliaCesare deve morire è un’opera che tocca magistralmente le corde profonde della vita carceraria, tra battute shakespeariane e dialetti quotidiani, tra il desiderio di riscatto e la durezza delle pene da scontare. Anche per questo l’Orso d’Oro è un premio importante, perché punta una luce nuova su un tema di grande attualità come la drammatica situazione in cui si trova il nostro sistema carcerario, e porta all’attenzione del pubblico il lavoro straordinario svolto quotidianamente dagli operatori che tentano con ogni mezzo, anche con l’arte e il teatro, il recupero di tante vite difficili”. Mentre Paolo Del Brocco, l’amministratore delegato di Rai Cinema sottolinea il ritorno, dopo tanto tempo, dell’Orso d’Oro in mani italiane: “Dopo ben ventun anni il cinema italiano torna a vincere a Berlino. Lo fa con un film su un tema difficile, di forte impegno, con un linguaggio di grande cinema come solo i nostri migliori autori sanno fare. Siamo molto orgogliosi di aver contribuito a produrre Cesare non deve morire un’opera che rientra nella nostra linea di produzione di cinema civile, e che risponde appieno al nostro mandato di servizio pubblico confermando l’importanza dell’impatto di Rai Cinema e della Rai sull’industria culturale e cinematografica italiana. I nostri complimenti a Paolo e Vittorio Taviani che con questa opera hanno scritto un’altra grande pagina di cinema”.

    Gli altri riconoscimenti principali sono andati a Mikkel Boe Folsgaard, premiato come miglior attore per A Royal Affair, Rachel Mwanza, miglior attrice per Rebelle e a Bence Fliegauf, Gran premio della giuria per Just the Wind.

  • 17 febbraio
    ore 17:49

    Ora il vampiro Pattinson seduce anche la Parigi dell’Ottocento

    Berlino 2012, News Commenti disabilitati su Ora il vampiro Pattinson seduce anche la Parigi dell’Ottocento

    di Cristiana Paternò / Cinecittà News

    È prodotto da Uberto Pasolini (The Full Monty) in collaborazione con Rai Cinema che lo distribuirà con 01 in Italia, Bel Ami, il film di Decan Donnellan e Nick Ormerod che la Berlinale propone fuori concorso quasi in chiusura del festival, che si conclude domani sera con la consegna dell’Orso d’oro e degli altri premi. Protagonista di Bel Ami è l’osannato vampiro di Twilight Robert Pattinson, anche qui assediato dalle fans benché in versione cranio rasato. Lui non smentisce un possibile seguito della saga: Edward Cullen potrebbe proseguire la sua carriera, anche se ormai il bel Robert è un po’ troppo vecchio con i suoi 25 anni. Comunque Stephanie Meyers sta scrivendo ancora e dopo Breaking Dawn potremmo vederne delle belle. Il divo non si tirerà indietro. Pur non rinunciando alla sorgente della sua popolarità, l’attore britannico ha affrontato il famoso romanzo di Guy de Maupassant (1885) con convinzione.

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