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  • 19 febbraio
    ore 23:58

    Tris d’assi per l’Iran con “Nader e Simin”

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    Cristiana Paternò / by CinecittàNews

    L’Orso d’oro della 61° Berlinale è andato, come largamente previsto, al film iraniano Nader & Simin, A Separation di Asghar Farhadi che ha vinto anche gli Orsi d’argento per l’insieme della recitazione maschile e femminile con una decisione senza precedenti della giuria. Tra gli interpreti anche Babak Karimi, che vive e lavora come montatore in Italia dal 1971 collaborando con molti autori del nostro cinema e che nel film ha il ruolo del magistrato che deve dirimere la lite tra il protagonista e la badante che si occupa del suo anziano padre. Karimi ha citato Giorgio Strehler dicendo che “anche nei momenti più difficili è compito dell’arte dare il meglio di sé” e ha poi ringraziato nella nostra lingua la presidente della giuria Isabella Rossellini. Quanto al regista, è stato molto cauto, come era accaduto anche durante la conferenza stampa del film con le dichiarazioni politiche. “Gli iraniani – ha detto – sono un grande popolo e stanno dimostrando anche di essere un popolo paziente”. Un’allusione neanche troppo vaga alla difficile situazione politica del suo paese, a cui è seguito un pensiero rivolto a Jafar Panahi, “giurato” virtuale del festival di Berlino. “Penso sempre a lui e spero che prima o poi tutto si risolva per il meglio”, ha detto Farhadi. Mentre il direttore del festival Dieter Kosslick, nell’aprire la cerimonia di premiazione, aveva portato sul palco del Berlinale Palast la sedia vuota con il nome di Panahi. D’altronde non si può parlare di un premio “politico” perché il film di Farhadi ha conquistato gli spettatori del festival fin dal primo momento, con un consenso unanime della critica internazionale e un grande interesse anche dei buyers di tutto il mondo.

    Il Gran premio della giuria è andato a un altro beniamino della critica, The Turin Horse del maestro ungherese Béla Tarr, che ritirando il suo Orso d’argento è rimasto in assoluto silenzio, forse deluso o forse semplicemente tenendo fede allo straordinario rigore, quasi monastico, del suo cinema. The Turin Horse, ispirato a un episodio della vita di Friedrich Nietzsche, l’episodio che diede inizio al suo declino mentale, momento che non viene però raccontato ma solo “evocato”, potrebbe restare il suo ultimo film se Tarr manterrà fede alla promessa fatta tempo fa e ribadita anche qui a Berlino, di smettere di girare.

    Orso d’argento per la regia al tedesco Ulrich Koehler con La malattia del sonno girato in Camerun. A The Forgiveness of Blood, coprodotto dall’italiana Fandango di Domenico Procacci, è andato il premio per la migliore sceneggiatura diviso tra il regista, l’americano Joshua Marston e l’albanese Andamion Murataj. Il film nasce da un grande lavoro di ricerca nel Nord dell’Albania, a contatto con famiglie che seguono i dettami del Kanun, l’antico codice che risale al XV secolo e che regola tra l’altro le faide familiari, ed è proprio una di queste tragiche vicende che viene raccontata in The Forgiveness of Blood, attraverso la storia di due fratelli appena adolescenti, un ragazzo e una ragazza, costretti a cancellare i propri sogni giovanili dopo che il padre e lo zio hanno ucciso un vicino di casa per una lite sui confini della terra. Il regista ha voluto dedicare il premio proprio all’Albania.

    L’Alfred Bauer Prize è andato al tedesco If not us, who, ritratto privato della terrorista Gudrun Ensslin. Due riconoscimenti tecnici alla coproduzione El premio, film girato in Argentina che ha portato sul podio sia il direttore della fotografia, il polacco Wojciech Staron sia la scenografa Barbara Enriquez.

    La migliore opera prima è un film di Generation, vincitore anche dell’Orso di cristallo, On the Ice di Andrew Okpeaha MacLean, girato in Alaska da un regista che appartiene alla cultura “inupiat” e che ha raccontato l’amicizia tra due adolescenti che si dividono tra le battute di caccia e i rave party, divisi tra mondo contemporaneo e antiche tradizioni.

    Completamente ignorati dalla giuria film di grande impegno produttivo e con un cast internazionale di richiamo come Coriolanus di Ralph Fiennes con Vanessa Redgrave, e Margin Call di J.C. Chandor con Kevin Spacey e Jeremy Irons.

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